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Museo etrusco Guarnacci


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Comune di Volterra e Cassa di Risparmio di Volterra
al servizio della cultura

 
 
 
 

Dove si trova

Palazzo Desideri Tangassi 
Via Don Minzoni n° 15
56048 - Volterra (PI)

 

Recapiti

Tel: 0588 86347
 



 

Orario al pubblico

 
Lun
Mar
Mer
Gio
Ven
Sab
Dom
ESTIVO
dal Secondo Lunedì di Marzo alla Prima Domenica di Novembre
9-19
9-19
9-19
9-19
9-19
9-19
9-19
INVERNALE
dal Primo Lunedi di Novembre alla Seconda Domenica di Marzo
10 - 16,30
10 - 16,30
10 - 16,30
10 - 16,30
10 - 16,30
10 - 16,30
10 - 16,30

Chiuso il 25 dicembre e il 1° gennaio di ogni anno.

 

Prezzo dei biglietti

Avvertenza: i seguenti prezzi sono validi dal 1 gennaio 2016.
E' possibile acquistare una Volterra Card, valida per la visita a tutti i siti culturali del Comune di Volterra: Museo etrusco Guarnacci, Pinacoteca e museo civico, Ecomuseo dell' Alabastro, Palazzo dei Priori, Area Archeologica del Teatro Romano di Vallebuona e Area Archeologica dell'Acropoli Etrusca. Ha validità di 72 ore e prevede varie riduzioni e sconti.
In alternativa possono essere acquistati anche i biglietti che consentono di visitare solo il Museo Guarnacci.

VOLTERRA CARD
Tipologia
Prezzo
Intero
a persona
€  14,00
Ridotto
ragazzi dai 6 ai 16 anni, ultrasessantenni, soci COOP, soci Touring Club Italiano
€  12,00
Ridotto
per gite scolastiche
€  6,00
Famiglia
valido per uno o più bambini (6-16 anni) accompagnati da 1-2 adulti
€ 22,00
Gruppi
gruppi di oltre 10 persone
€ 10,00
Gratuito
- bambini fino a 6 anni
- residenti nel comune di Volterra
- studenti del distretto scolastico
- disabili e loro accompagnatori
- insegnanti accompagnatori di scolaresche o di gruppi 
- guide turistiche autorizzate
- giornalisti
- soci ICOM
 
 
Biglietti Singoli
Tipologia
Prezzo
Intero
a persona
€  8,00
Ridotto
ragazzi dai 6 ai 16 anni, ultrasessantenni, soci COOP, soci Touring Club Italiano
€  6,00
Gruppi
gruppi di oltre 10 persone
€  6,00
 

Servizi

Audioguide
Alla cassa è possibile noleggiare delle audioguide portatili in lingua italiana, inglese, francese e tedesco al costo di 3 €. Servono ad accompagnare il visitatore durante il percorso di visita del museo e sono utilissime per calarsi nell'atmosfera e per comprendere al meglio le opere presenti nel museo. 
 
 

Bookshop
Il museo ospita al suo interno, nella prima sala oltre l'ingresso, un bookshop in cui si possono acquistare numerosi articoli che si ispirano alle collezioni del museo: guide e cataloghi, diverse pubblicazioni didattiche e divulgative sugli etruschi, poster e cartoline, accessori personali, idee regalo, riproduzioni di bronzetti e di oreficeria, piccoli oggetti in alabastro e terracotta di artigianato locale. 
 

 

Caratteristiche

Foto di facciata del palazzo Desideri Tangassi che ospita il museo etrusco

Il Museo Guarnacci è uno dei più antichi Musei pubblici d'Europa: nasce nel 1761 quando il nobile abate Mario Guarnacci (Volterra 1701-1785) dona il suo ingente patrimonio archeologico, raccolto in anni di ricerche e acquisti, al "pubblico della città di Volterra". La donazione -che comprendeva anche una biblioteca ricca di oltre 50.000 volumi- fu un atto di estrema lungimiranza in quanto, oltre a dotare la città di uno strumento culturale importantissimo, scongiurò il pericolo che l'ingente patrimonio accumulato si disperdesse.

Il Guarnacci, eruditissimo storico, autore, tra l'altro, di una storia dei più antichi abitatori d'Italia ("Le Origini Italiche", Lucca 1767) che appena pubblicata scatenò vivaci reazioni polemiche negli ambienti eruditi, ebbe sicuramente il grande merito di attrarre su Volterra le attenzioni dei massimi intelletti dell'epoca come Giovanni Lami, Scipione Maffei, Anton Francesco Gori, che si dedicarono alla divulgazione scientifica dei materiali della sua collezione attraverso importanti pubblicazioni e costanti notizie su riviste come "Le Novelle Letterarie", edite a Firenze per cura dello stesso Lami.



 
Foto di vasi etruschi: cinerarie villanoviane

La prima sede del Museo fu il palazzo Maffei (in via Guidi, oggi Matteotti) acquistato dal Monsignore appunto per collocarvi il suo patrimonio, poi alla sua morte (nel 1785), fu trasferito, assieme alla biblioteca, nel dugentesco Palazzo dei Priori. In questa sede vi rimase fino al 1877 quando, accresciuto da donativi, acquisti e dai frutti di fortunate ricerche condotte in prima persona dai responsabili scientifici dell'Istituzione, fu collocato dal direttore Niccolò Maffei nella sede di palazzo Desideri Tangassi, dove ancor'oggi si trova.

La disposizione attuale e la collocazione dei materiali risentono dell'impostazione, di stampo positivistico, data loro dal Maffei, con una separazione per classi degli oggetti e una distinzione delle urne secondo il tema del bassorilievo della cassa. Nel rispetto di questa impostazione - essa stessa memoria storica del Museo - si è cercato, in tempi recentissimi, di affiancarne un'altra, più didascalica, con un percorso cronologico ricavato all'interno dell'esposizione stessa, in grado di condurre il visitatore attraverso la lunga vicenda storica dell'etrusca Velathri.

 
Foto di ingresso della tomba etrusca ritronata alla Badia

Il percorso cronologico inizia al Piano terreno dove sono esposti monumenti significativi pre e protostorici (sale I e I bis), orientalizzanti e arcaici ( sala II) e classici (sala III) e prosegue al secondo piano dove è illustrato il periodo storico della grande fioritura economica e artistica della città, quello dalla fine del IV al I secolo a.C..
 
All'inizio del percorso segnaliamo la ricostruzione delle sepolture della prima età del ferro (IX - VIII sec. a.C.): nella sala I i materiali dagli scavi 1892/1898 delle necropoli di Badia e Guerruccia; nella I bis quelli della recente scoperta della necropoli delle Ripaie (scavi 1969).


 
Foto di importante monumento funerario: stele di Avile Tite

Il periodo orientalizzante (VII sec. a.C.), scarsamente documentato a Volterra, è rappresentato nella sala II da significativi oggetti: il kyathos (attingitoio) in bucchero da Monteriggioni con iscrizione dedicatoria, una serie di bronzetti di offerenti, e dalle eccezionali oreficerie provenienti da Gesseri di Berignone (Volterra) donate al Museo dal Vescovo Incontri nel 1839.

Al periodo arcaico (VI sec. a.C.) appartiene invece uno dei monumenti più noti della collezione guarnacciana: la stele di Avile Tite, un monumento funerario che raffigura un guerriero armato di lancia e spada che, stilisticamente mostra strette affinità con opere greco-orientali.
 
Al centro della sala III opere del V sec. a.C.: uno scarabeo in corniola con iscrizione greca relativa all'artefice (Lysandros), un cratere attico attribuito alla tarda produzione del Pittore di Berlino e un calco di un capolavoro della scultura etrusca, la cosiddetta Testa Lorenzini, che raffigura una divinità e che costituisce la più antica statua di culto in marmo dell'Etruria centrale.


 
Foto di importante monumento funerario: urna degli sposi

Il percorso prosegue al secondo piano, che, attraverso un'esposizione selettiva di monumenti, intende dare un'immagine panoramica delle produzioni e delle sepolture del periodo convenzionalmente definito Ellenistico (fine IV-I sec. a.C.).
 
Elemento caratterizzante l'esposizione è l'urna cineraria tipica di Volterra e del suo territorio: in essa venivano riposti i resti del defunto dopo il rito della cremazione, quasi esclusivo a Volterra. Essa ha esteriormente, l'aspetto di un piccolo sarcofago distinto in due parti essenziali: la cassa che funge da vero e proprio contenitore delle ceneri, e il coperchio, nella fase più antica (IV sec. a.C.) semplicemente displuviato (urne semplici a cassetta) poi, esibente il defunto semisdraiato sul letto in occasione del banchetto, momento sociale al quale, in Etruria, partecipavano -con grande scandalo dei greci e dei romani- anche le donne di casa.

In questa sezione del Museo sono essenzialmente privilegiati complessi tombali di recente acquisizione che consentono di visualizzare l'urna nel suo contesto originario: quello della tomba familiare che accoglieva anche gli oggetti che i parenti collocavano accanto al monumento funerario e che, simbolicamente, consentivano al defunto di sopravvivere nell'aldilà: sono in genere suppellettili relative al banchetto (vasi per mescolare l'acqua col vino, per versare e per bere), ma anche oggetti d'ornamento e da toletta, in particolare per le donne.

Nelle sale XXVII e XXVIII corredi tombali con urne dalla necropoli di Badia del III e II sec. a.C.; la sala XXIX è dedicata alla ricostruzione a scopi didattici di una bottega antica con gli strumenti che gli artigiani volterrani dell'alabastro continuano ancora a usare perpetuando un'antichissima tradizione. Nella sala XXX è esemplificata la produzione qualitativamente più elevata delle urne, ovviamente in alabastro, la pietra locale, simile al marmo, che gli Etruschi volterrani impiegavano esclusivamente per uso funerario.
 
La sala XXXI dedicata a un'esemplificazione dei soggetti rappresentati nei bassorilievi delle casse: miti greci oppure scene del viaggio del defunto nell'aldilà che ci illuminano sui gusti della committenza. Con le sale XXXII e XXIIa, dedicate alla tematica del "ritratto" sui coperchi, si chiude la sezione relativa alle urne e si allarga la panoramica sulle altre produzioni artigianali della Volterra ellenistica: la lavorazione del bronzo (sale XXXIII e XXIV) con specchi, statuette votive, vasellame, monete battute dalla zecca locale e ceramiche (sala XXXVI e XXXVII) a vernice nera o a figure rosse. Nella sala XXXV sono esposti alcuni monumenti scultorei di uso funerario tra i quali particolare importanza riveste la statua di donna con bambino (la cosiddetta kourotrophos Maffei) con iscrizione dedicatoria (III sec. a.C.). Nel corridoio di uscita del secondo piano sono collocati frammenti della decorazione in terracotta proveniente da un tempio scavato sull'acropoli di Castello.



 
Famosa scultura in bronzo raffigurante figura maschile allungata: Ombra della sera

La collezione guarnacciana

Le sale III-IX del piano terreno e tutto il primo piano (sale XIII-XXVI) sono dedicate all'esposizione della raccolta originaria del Museo, arricchitasi fino al 1861 tramite donativi acquisti, ricerche. L'ordinamento che risale al 1877 prevede -come già indicato - una disposizione di oltre 600 urne sulla base del soggetto dei bassorilievi della cassa: motivi ornamentali (demoni, maschere, rosoni) sala IV ; animali fantastici e feroci, sala V; addio del defunto ai parenti, sala VI; viaggio agli inferi a cavallo, sala VII; con il carro coperto (carpentum), sala VIII; con la quadriga, sala IX.

Al primo piano sono esposte ancora urne con bassorilevi di argomento mitologico greco. Ciclo troiano: Cadmo che uccide il drago, Atteone sbranato dai cani, il supplizio di Dirce, Edipo e la Sfinge, i sette contro Tebe, sala XVI; Il riconoscimento di Paride per figlio di Priamo, il rapimento di Elena, Telefo nel campo dei greci, Filottete abbandonato nell'isola di Lemno, l'arrivo delle Amazzoni in aiuto di Priamo, il sacrificio dei prigionieri troiani in onore di Patroclo sala XVII; saghe ateniesi: Teseo e il Minotauro, sala XIII; il ratto delle Leucippidi, sala XIV; miti argivi: Perseo libera Andromeda, sala XIV; la vicenda di Pelope, Enomao e Ippodamia. Alcuni episodi sono tratti direttamente dall'Odissea: Ulisse e le Sirene, l'accecamento di Polifemo, la trasformazione in animali dei marinai di Ulisse, l'uccisione dei Proci, sala XVIII.

In sala XX, con un particolare risalto è esposto uno dei monumenti più significativi di tutta la collezione Il coperchio degli sposi, due anziani coniugi distesi sul letto del convivio con i volti fortemente caratterizzati, modellati in terracotta. (I sec. a.C.).

Nella sala XX al centro un altro monumento-simbolo del Museo e dell'Etruria in genere, l'ex-voto allungato di giovinetto noto come Ombra della sera. La sua grandissima fama, arricchita da leggende tanto curiose quanto false, è dovuta essenzialmente alla singolare forma di questo bronzo votivo che evoca l'ombra proiettata sul terreno dalla figura umana alla luce del tramonto e che trova singolari assonanze con opere di scultura contemporanea. Questa sua "modernità", unita allo straordinario modellato delle forme, anomale per l'allungamento innaturale della figura ma, al contempo, perfettamente proporzionate, fanno di questo bronzo uno dei capolavori della scultura etrusca del III sec. a.C..

Il primo piano del Museo che ha in tutte le sale pavimenti a mosaico provenienti da edifici di età imperiale romana di Volterra o di Segalari (Castagneto Carducci), ha altre importanti sezioni della collezione guarnacciana: il monetiere con rarissimi esemplari etruschi in oro, argento, bronzo e oltre tremila monete greche, romane repubblicane e imperiali, i bronzetti (sala XXIV), le oreficerie e le gemme (sala XXV).
Conclude la visita del primo piano la sala XXVI dedicata alla Volterra romana, nella quale sono esposti materiali provenienti dall'area urbana e da Vallebuona dove si trova il Teatro antico, splendidamente conservato del quale consigliamo la visita.
In questa sala è stata ricostruita l'iscrizione dedicatoria del Teatro fatto costruire da due personaggi della gens Caecina ai tempi di Augusto e di Tiberio.

Lungo le scale di accesso ai piani del Museo sono collocate alla parete, secondo una consuetudine del secolo scorso, moltissime epigrafi funerarie latine provenienti da Roma o dal Volterra e il suo territorio.