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Le descrizioni di Volterra,
offerte dalla letteratura di tutti i tempi ci mostrano una città posta su unaltura,
circondata da mura, dominante un vasto e immenso territorio: e infatti da qualunque parte
ci si avvicini alla città, il profilo di Volterra, adagiata su un contrafforte collinare
del periodo Pliocenico, a m. 541 s. l. m. domina il territorio circostante delimitato dal
massiccio del Montevaso, dai cordoni dei Cornocchi e delle Colline Metallifere.
La posizione privilegiata del colle, posto alla confluenza della val di Cecina e
della val dEra, la naturale defendibilità del luogo nonché le
caratteristiche ambientali e le risorse minerarie presenti nel territorio, favoriscono fin
dal periodo Neolitico i primi insediamenti umani, sicuramente documentati dai
copiosi reperti litici rinvenuti sul contrafforte volterrano e in particolare nella zona
di Montebradoni. 
Il periodo etrusco
Ma si deve agli Etruschi nel secolo
VII, se concludendo il processo di aggregazione tra i vari insediamenti del colle
volterrano, essi danno vita alla città di Velathri costruendo nel IV sec. la
grande cinta muraria il cui perimetro, di oltre sette chilometri lascia supporre che
insieme allhabitat racchiudesse anche terreni a pascolo e a coltivazione, capaci di
assicurare alimenti in caso di prolungati assedi. Infatti, Volterra, divenne una delle
dodici lucomonie che formarono la nazione etrusca, con un territorio che si estendeva dal
fiume Pesa al mar Tirreno e dallArno al bacino del fiume Cornia; inoltre, nel VI
sec., divenne la più importante base strategica della valle inferiore dellArno sia
per la spinta romana dal sud, sia per linvasione gallica dal nord.

Il periodo romano
Agli inizi del III sec., lo scontro decisivo del lago Vadimone (283 a. C.) segnò la
definitiva rinuncia dei popoli dellEtruria alla lotta contro Roma: Volterra
sottomessasi ai Romani verso il 260, entrò a far parte, insieme ad altre città, della
confederazione italica. Da un noto passo di Livio relativo agli approvvigionamenti che
lesercito di Scipione ricevette da alcune città etrusche, durante la seconda guerra
punica nel 205 a. C., sappiamo che Volterra contribuì con legnami per le navi e
principalmente con frumento, prodotto che presuppone una fondamentale attività agricola
di tipo estensivo. Nel 90 a . C. con la Lex Julia de Civitate, Volterra ottenne la
cittadinanza romana, fu iscritta alla tribù Sabatina e costituì un florido municipio i
cui supremi magistrati elettivi ordinari e straordinari si trovano menzionati in varie
iscrizioni. Scoppiata la guerra civile, Volterra seguì le sorti del partito di Mario; la
città sostenne per due anni (82 - 80) un lungo assedio contro Silla, finché, stremata,
dovette arrendersi.

Le conseguenze della sconfitta furono gravi, ma
non irreparabili: grazie sia allazione moderatrice di Cicerone sia al grande potere
economico e ai rapporti con personalità di spicco della vita politica romana di alcune
delle maggiori famiglie volterrane che riuscirono a superare i torbidi, conseguenti
allassedio e alle rappresaglie sillane (81 - 79 a.C. ); tra queste soprattutto i Caecinae
che sono in posizione spesso di prestigio, come A. Caecinae Severus, consul suffectus
nellanno I a. C., al quale si deve la dedica del teatro romano di Vallebona.
Con lordinamento territoriale augusteo, Volterra costituì uno dei municipi della
VII ragione, lEtruria e, nel V sec., alle prime invasioni barbariche la
città strutturatasi in forme castrensi, era già sede vescovile a capo di una diocesi che
ricalcava i confini del municipium romano e della lucomonia etrusca e costituiva una delle
circoscrizioni ecclesiastiche più importanti della Tuscia Annonaria.
Il teatro romano, sec. I a. C.
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