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Museo di arte sacra

Dove si trova

Palazzo Vescovile
Via Roma, 13 
56048 - Volterra (PI)

 

Recapiti

Tel e Fax: 0588 86290
e-mail: museoartesacravolterra@nemail.it
 
Direttore del Museo di Arte Sacra: Dr. Umberto Bavoni

 

Orario al pubblico

 
Lun
Mar
Mer
Gio
Ven
Sab
Dom
dal 16 marzo al 4 novembre
9-13
15-18
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dal 5 novembre al 15 marzo
9-13
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Chiuso il 25 dicembre e il 1° gennaio di ogni anno.

 

Biglietti

I biglietti sono cumulativi, ossia sono validi per la visita di tre musei: Museo etrusco Guarnacci, Pinacoteca e museo civico  e Museo di arte sacra. 

biglietto
tipologia
prezzo
intero
a persona
€ 10,00
ridotto
studenti, gruppi di oltre 20 persone, ultrasessantenni, soci COOP, soci Touring Club Italiano
€ 6,00
ridotto
gite scolastiche
€ 4,00
globale famiglia
famiglia di massimo 4 persone
€ 20,00
gratuito
bambini fino a 6 anni, residenti, studenti del distretto scolastico n° 22(Volterra, Pomarance, Castelnuovo V.C., Montecatini V.C. e Monteverdi M.mo), portatori di handicap, insegnanti e accompagnatori di scolaresche o di gruppi superiori alle 20 unità, militari, guide autorizzate nella provincia di Pisa, giornalisti, soci ICOM.
 
 

Caratteristiche

 
Foto del ballatoio della sala delle campane: con fregi lignei

Il Museo di Arte Sacra ha sede in alcuni locali dell'antica Canonica, oggi palazzo vescovile con ingresso dall'attuale via Roma, a lato del quattrocentesco campanile.

Auspicato da Corrado Ricci ai primi del nostro secolo, fu costruito e aperto il 20 dicembre 1932, grazie al Canonico Maurizio Cavallini, che curò la raccolta degli oggetti e la disposizione. Danneggiato durante gli eventi bellici del 1944, fu riaperto al pubblico completamente riordinato dalla Soprintendenza il 4 giungo 1956. Rimasto in questi ultimi anni chiuso per interventi strutturali e per dotarlo dei necessari impianti di allarme e antincendio, il Museo è stato riaperto al pubblico il 19 dicembre 1992.

L'esposizione presenta opere provenienti dalla Cattedrale e, in piccola parte, da chiese della Diocesi; ma il suo pregio maggiore è quello di conservare, oltre ad alcuni dipinti, sculture in legno e fittili, paramenti sacri, le uniche sculture in marmo superstiti dei grandi monumenti trecenteschi eretti nella Cattedrale.

Sotto il loggiato della canonica sono allineate alcune colonne del secolo XI. Lungo le scale si trova l'architrave della chiesa di di S. Lorenzo a Montalbano databile al secolo X. Il fregio marmoreo con rappresentazioni di cherubini, è opera di Mino da Fiesole. Undici archetti trilobati e due colonne in marmo, pertinenti forse ad un antico coro della Badia di S. Giusto, presentano i ritratti degli abati e di angeli con iscrizioni gotiche e latine del secolo XIV.

La prima sala ospita i frammenti lignei rimasti della decorazione dei soffitti a cassettone delle navate laterali del duomo, smontati nel secolo XIX. Le figure intagliate sono opera dello scultore Jacopo Paolini, che insieme all'architetto Francesco Capriani, realizzarono sul finire del secolo XVI il soffitto della Cattedrale. L'influenza pisana durante il duecento, è manifesta nelle eleganti formelle del recinto presbiteriale e dell'antico altare maggiore della Cattedrale, sei delle quali qui collocate, insieme ai calchi delle altre otto, che rimaste nella Cattedrale, sono sistemate a guisa di paliotto sotto il monumento dell'Incontri.

 
 
Crocifisso dipinto di pittore toscano del XIII sec.

I più importanti e noti tra i marmi trecenteschi sono le sette formelle rettangolari a rilievo che illustrano episodi della vita dei santi Ottaviano e Vittore. Quattro storie raffigurano il processo e il martirio di San Vittore, mentre le altre tre formelle esprimono episodi legati alla storia di Sant'Ottaviano.

Il primo a porre i sette rilievi in relazione con il cenotafio Tarlati di Arezzo, fu il Venturi che li attribuì ad Agostino di Giovanni ed Agnolo di Ventura.
Oltre a questi, i marmi più antichi, vi sono i quattro medaglioni circolari con i busti dei Santi Giusto, Clemente, Ottaviano e Vittore, eseguiti a bassorilievo di cui si vuole autore il grande Tino da Camaino.

Il sarcofago romano databile nei primi secoli d.C., segna il più precoce caso di riuso essendo stato impiegato come sepolcro del Vescovo Goffredo l'anno 1037. La pietra tombale ritraente il guerriero Michele Pigi Bonaguidi di Volterra, vestito con la corazza e la spada, eseguita nel 1378 chiude la rassegna degli oggetti conservati in questa sala.

Nella seconda sala si conservano una Madonna col Bambino fiancheggiata da due angeli in piedi che presentano due committenti inginocchiati, fortemente caratterizzati nella loro fisionomia, si dicono eseguiti da Giovanni d'Agostino. Proviene dalla lunetta del portale della Chiesa San Michele l'altra Madonna seduta col Bambino, che conferma quanto sia stata intensa l'operosità svolta a Volterra durante la prima metà del Trecento. Degno di nota per la pittura è il Crocifisso dipinto su tavola sagomata a forma di croce, eseguito da artista vicino a Giunta Pisano.




 
 
Busto reliquiario di S.Ottaviano di orafo toscano del XV sec.

Inoltre vi è la pala di Ulignano, creato da Daniele Ricciarelli nel 1545, ritrae la Vergine in trono col Bambino e i Santi Pietro e Paolo; ed è considerata opera di capitale importanza.
Oltre alle argenterie presenti nelle vetrine della terza sala, è da ricordare il crocifisso in bronzo dorato opera del Giambologna, che lo eseguì per la Cappella di san Paolo in Duomo su commissione dell'Ammiraglio Inghirami.

La pala di Villamagna, opera del Rosso Fiorentino, che la eseguì lo stesso anno 1521 della più celebre Deposizione oggi nella Pinacoteca Civica.

Nelle vetrine, fra i vari oggetti contenuti, come custodi di cuoio, croci, turiboli, navicelle, reliquari sono da segnalare: Sant'Ottaviano busto reliquario in argento sbalzato e rame dorato, opera si dice scampata alle spoliazioni Ferrucciane e riconsegnata dal Comune di Volterra alla sagrestia del Duomo l'anno 1534, opera di Antonio del Pollaiolo. Dello stesso orafo si dice la bellissima croce d'argento a doppia faccia, con disegni cesellati, foglie e ghiande, con dodici figure smaltate entro formelle quadrilobe donata da Mario Maffei il 15 agosto 1535, in luogo di altra simile rapita dal Ferrucci nel 1530.

Busto reliquario in argento di San Vittore Martire che il Ricci attribuisce all'orafo Antonio da Volterra degli inizi del secolo XV, ma la tradizione lo dice donato dal Papa Callisto II nel 1120; la base con i leoncini è opera trecentesca dei maestri Senesi Ugolino di Vieri e Viva di Lando.



 
 
Foto della sala dei Corali

Cassetta di rame dorato e pietre false, ridotta a reliquario per conservare una testa dei Santi Innocenti, dono dell'Imperatrice d'Austria al Vescovo Antinori, è ritenuto dal Ricci opera di Benvenuto Cellini.

Il ciborio di alabastro del 1575 e l'acquasantiera eseguita in marmo e alabastro datata 1567, sono due squisiti oggetti che documentano la ripresa dell'attività artigianale alabastrina, interrottasi durante il Medioevo.

Una raccolta di parati sacri databili dai secoli XV al XIX, due libri corali in pergamena con notazione gregoriana e notevolissime miniature eseguite da frate Agostino l'anno 1299, sei libri corali detti "soderini" con miniature nella prima pagina, donati, tra il 1508 e il 1510, dal Proposto della Cattedrale Antonio Zeno per onorare i Vescovi volterrani Francesco Soderini, poi Cardinale, e suo nipote Giuliano, chiudono la rassegna di questo piccolo, ma interessante museo.