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Pinacoteca e museo civico

Dove si trova

Palazzo Minucci Solaini
Via dei Sarti n° 1
56048 - Volterra (PI)

 

Recapiti

Tel: 0588 87580
 
Direttore della Pinacoteca: Dr. Alessandro Furiesi
Responsabile scientifico Pinacoteca e mostre
e-mail: a.furiesi@comune.volterra.pi.it

 

Orario al pubblico

 
Lun
Mar
Mer
Gio
Ven
Sab
Dom
ESTIVO
dal Secondo Lunedì di Marzo alla Prima Domenica di Novembre
9-19
9-19
9-19
9-19
9-19
9-19
9-19
INVERNALE
dal Secondo Lunedi di Novembre alla Seconda Domenica di Marzo
10 - 16,30
10 - 16,30
10 - 16,30
10 - 16,30
10 - 16,30
10 - 16,30
10 - 16,30

Chiuso il 25 dicembre e il 1° gennaio di ogni anno.

 

Prezzo dei biglietti

Il Biglietto della Pinacoteca consente anche la visita dell'Ecomuseo dell'Alabastro, che si trova nella stessa struttura.

Avvertenza: i seguenti prezzi sono validi dal 1 gennaio 2016.
E' possibile acquistare una Volterra Card, valida per la visita a tutti i siti culturali del Comune di Volterra: Museo etrusco Guarnacci, Pinacoteca e museo civico, Ecomuseo dell' Alabastro, Palazzo dei Priori, Area Archeologica del Teatro Romano di Vallebuona e Area Archeologica dell'Acropoli Etrusca. Ha validità di 72 ore e prevede varie riduzioni e sconti. 
In alternativa possono essere acquistati anche i biglietti che consentono di visitare solo la Pinacoteca e l'Ecomuseo dell'Alabastro

Volterra Card
tipologia
prezzo
intero
a persona
€ 14,00
ridotto
ragazzi dai 6 ai 16 anni, ultrasessantenni, soci COOP, soci Touring Club Italiano
€ 12,00
ridotto
per gite scolastiche
€ 6,00
globale famiglia
valido per uno o più bambini (6-16 anni) accompagnati da 1-2 adulti
€ 22,00
Gruppi
gruppi di oltre 10 persone
€ 10,00
gratuito
- bambini fino a 6 anni
- residenti nel comune di Volterra
- studenti del distretto scolastico
- disabili ed accompagnatori
- insegnanti e accompagnatori di scolaresche o di gruppi superiori alle 20 unità
- guide turistiche autorizzate
- giornalisti
- soci ICOM
 
 
Biglietti Singoli
tipologia
prezzo
intero
a persona
€ 8,00
ridotto
ragazzi dai 6 ai 16 anni, ultrasessantenni, soci COOP, soci Touring Club Italiano
€ 6,00
Gruppi
gruppi di oltre 10 persone
€ 6,00

Caratteristiche

Foto di una sala della Pinacoteca: sala del Signorelli

Il Palazzo Minucci Solaini, nella centralissima via dei Sarti, che attualmente ospita la Pinacoteca di Volterra è tra i più singolari della città per le limpide e rigorose proporzioni del prospetto e per il mirabile equilibrio architettonico del cortile nonché per la varietà espressiva dell'impianto distributivo e decorativo dell'interno. Attribuito dalla storiografia locale ad Antonio da Sangallo il Vecchio, oggi si tende a individuare in alcuni elementi architettonici, analogie di stile con le finestre del cortile di Palazzo Strozzi e di Palazzo già Guadagni del Cronaca, nonché affinità stilistiche e decorative con Baccio d'Agnolo, che operò con il Sangallo.

Dal 1982 è sede di quella Galleria Pittorica Comunale ordinata da Corrado Ricci nel 1905 al secondo piano del Palazzo dei Priori con opere di provenienze diverse, e in particolare con il nucleo di opere raccolte fin dal 1842 nella Cappella di San Carlo annessa al Duomo, e con quello di più recente acquisizione costituito in maggioranza da opere provenienti dalla Badia Camaldolese di San Giusto conservate nell'attuale sala della giunta in Palazzo dei Priori.



 
Foto del chiostro del Palazzo Minucci Solaini

Il trasferimento nella nuova sede non solo ha offerto l'occasione del riordino delle opere ma ha dato vita a un più ricco museo perché affianca al nucleo originario Ricciano opere di grande interesse storico-artistico pertinenti ad enti non più in grado di assicurarne un'adeguata tutela o una soddisfacente valorizzazione. Infatti sono confluite in Palazzo Minucci Solaini sia le raccolte del conservatorio di San Lino in San Pietro sia quelle degli Spedali Riuniti di Volterra sia i nuclei medievali e moderni del Museo Guarnacci tra cui spiccano il ricco medagliere e l'interessantissimo monetiere.

La visita inizia dal primo piano a sinistra dove, nella I sala oltre ad ammirare lo splendido cassettone istoriato ci imbattiamo subito in una lunetta marmorea esempio di reimpiego di una lapide sepolcrale romana, con la scena di Atteone sbranato dai cani interpretata secondo i canoni della simbologia medievale da un ignoto artista del XII sec.. Seguono due capitelli in alabastro volterrano del XII sec., uno in particolare interessante per la raffigurazione della sirena bicodata e di Daniele fra i leoni e una piccola testa di profeta in marmo di Carrara, proveniente dalla Fontana Maggiore di Perugia e pertanto attribuita a Giovanni Pisano, (XIII sec.). Infine, una croce dipinta di maestro toscano del XII sec. affine alla cultura di Coppo di Marcovaldo riproposta inclinata rispetto all'osservatore secondo un uso documentato dalle fonti iconografiche.

 
Foto della sala di Taddeo di Bartolo

Nella II sala divisa al centro da una quinta sono da segnalare i due laterali di polittico con San Giusto e Sant'Ugo di maestro senese del primo trentennio del XIV sec. e una piccola ancona con la Vergine e il Bambino fra due Santi in alto e il Crocifisso fra Santi nella parte centrale attribuita per via stilistica ad ambito ducciesco. Dalla cappella settecentesca sul cui altare è una sacra conversazione attribuita a Giandomenico Ferretti si passa nella saletta detta di "Taddeo di Bartolo" dove è collocato il grandioso polittico eseguito dallo stesso Taddeo nel 1411 dove su fondo oro grandeggia la figura della Vergine con il Bambino fra i Santi Antonio A. Giovanni B. e Francesco. L'opera che appartiene al periodo della piena maturità dell'artista è corredata da una predella che riproduce episodi salienti delle figure raffigurate nel polittico.

 
Particolare del dipinto del Signorelli: AnnunciazioneParticolare del dipinto del Signorelli: Annunciazione

Nella sala successiva una tavola mutila del pisano Jacopo di Michele detto il Gera raffigurante la Madonnna col Bambino tra le S.S. Caterina e Lucia, un polittico del fiorentino Cenni di Francesco di Ser Cenni e una Pietà del volterrano Francesco di Neri testimoniano la produzione pittorica a Volterra fra il 1300 e il primo1400. Segue il polittico di Alvaro Pirez riproducente la Vergine con il Bambino fra i Santi Nicola, Giovanni B., Cristoforo e Michele, il gruppo ligneo dell'Annunciazione del senese Francesco di Domenico Valdambrino databile al primo decennio del 1400 e una piccola Crocifissione con ploranti di artista fiorentino del XV sec. .

Nella sala successiva sono raccolte opere di artisti, che pur lavorando nella seconda metà del XV sec. si attardano in forme e stilemi di epoche precedenti: sono Stefano di Antonio Vanni con la Madonna detta "dal collo lungo" e Priamo della Quercia con il San Bernardino e altre due operette.

Si incontra di seguito una tavola raffigurante San Sebastiano fra i S.S. Nicola e Bartolomeo del fiorentino Neri di Bicci e un Cristo in pietà di Pier Francesco Fiorentino ai quali seguono la pala del Presepe e una predella con storie della Vergine del senese Benvenuto di Giovanni (1478) nonché un Cristo in pietà in terracotta, emblema del Monte Pio.

La grande pala del "Cristo in gloria", commissionata al Ghirlandaio da Lorenzo de' Medici per la Badia di San Giusto è un esempio eloquente della capacità del pittore fiorentino di affidarsi al proprio fecondo estro narrativo e di tradurre con fedeltà documentaria gli aspetti della vita e della società del suo tempo. Le stanno vicine una pala attribuita al Maestro di S. Spirito e una tavola di Leonardo da Pistoia, imitante la Madonna "del baldacchino" di Raffaello.

Nella sala seguente sono raccolte due opere di Luca Signorelli: una Madonna col Bambino e Santi dove appare lo schema a piramidi rovesciate nella disposizione delle figure e la tavola dell'Annunciazione dove la figura dell'angelo dalle vesti svolazzanti e la Madonna in piedi, in atto di ritirarsi, si compongono con l'architettura del portico in prospettiva.

Foto del famoso dipinto del Rosso Fiorentino: la Deposizione della croce

Nella parete accanto è collocata l'opera che a buon diritto è considerata la perla della Pinacoteca: la pala raffigurante la Deposizione dalla croce del Rosso Fiorentino, firmata e datata 1521: dallo "sconficcamento" del corpo del Cristo dalla croce, in alto, si scende alla visione dei dolenti che piangono la morte del Salvatore, mentre la Maddalena con ardita invenzione iconografica anziché abbracciare la croce, si getta ai piedi della Madonna e il S. Giovanni si allontana dal gruppo, nascondendosi il volto fra le mani.

Usciti dalla sala detta "del Rosso Fiorentino", saliamo ancora una rampa di scale e ci portiamo nella sala detta "dei Manieristi" dove spiccano, fra le altre, le due tavole di Pieter De Witte rappresentanti il Presepe e il Compianto, opera quest'ultima di splendida qualità sia per l'impianto scenico e paesaggistico, sia per alcuni motivi iconografici come quello della Maddalena che riecheggia la Pietà di Fra Bartolomeo di Pitti e come il braccio sinistro del Cristo mollemente abbandonato dove appare un ricordo della michelangiolesca Pietà di S. Spirito. Memore della lezione di Jacopo Ligozzi è la suggestiva Natività della Vergine di Donato Mascagni per la rappresentazione dell'ambiente, la cui densa penombra è rotta dagli alti finestroni.
 
Segue la sala detta "della Quadreria" dove sono raccolte opere di particolare interesse storico e documentario, quali i frammenti di G. Bugiardini, i medaglioni dell'ambiente Tosini-Brina e alcune opere di scuola tedesca e fiamminga.

In ultimo ci viene incontro il capolavoro del volterrano Baldassare Franceschini, raffigurante la Madonna col Bambino e Santi, dove l'intonazione cromatica è tutta soffusa di grigi argentei e dove appare evidente la grande cultura del volterrano che spazia dal Correggio ai Caracci, da Pietro da Cortona al Cigoli, specie nella ricca dalmatica del S. Stefano.

Prima di lasciare il Palazzo si consiglia una sosta nello splendido ballatoio da dove si può ammirare uno sconfinato paesaggio e gli scavi archeologici del Teatro Romano di Vallebona.