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Altre chiese

San Michele

Foto della chiesa di San Michele

La facciata del XIII sec. interrotta all'altezza del cornicione e modernamente completata mostra gli stemmi gigliati di casa Farnese, mentre nella lunetta sull'architrave della porta sta la copia del gruppo marmoreo della Vergine col Bambino di scultore tinesco del XIV sec. conservato nel Museo Diocesano di Arte Sacra. All'interno completamente ristrutturato nel XIX sec. è da segnalare nel presbiterio un tabernacolo marmoreo di artista fiorentino del XV sec. contenente una Madonna col Bambino in terracotta smaltata di Giovanni della Robbia e una tavola raffigurante Angelo Custode di Nicolò Cercignani di Pomarance; nella navata, una Sacra Famiglia del Maratta e la Madonna del Riscatto, affresco staccato del XV sec. attribuito a Cenni di Francesco.

Oratorio di San Cristoforo. Affresco raffigurante la Madonna col Bambino attribuito al pittore sangimignanese Vincenzo Tamagni.

 
 

San Francesco

Foto della cappella della croce di Giorno all'interno della chiesa di San Francesco

Lo stemma crociato del popolo campeggia sulla semplice facciata a cortine di pietra con copertura a capanna. L'interno ad una navata a capriate ha subito profonde trasformazioni durante i secoli.
Nell'altare maggiore entro un fastoso tabernacolo marmoreo settecentesco è conservata la tavola di una Madonna con il Bambino, opera di artista toscano del XV sec.. Intorno al presbiterio quattro monumenti funebri di alcuni personaggi della Famiglia Guidi, tra cui quelli di Monsignore Jacopo Guidi (1588) e dell'ammiraglio Camillo di Jacopo Guidi (1719). Dei dipinti esposti sugli altari sono da ricordare la Concezione di G. B. Naldini (1585) la Natività del Balducci, il Crocifisso di Cosimo Daddi (1602), inoltre il deposito di Mario Bardini, ricco di marmi di diversa provenienza, eseguito da G. Silvani (1616), e quello di Monsignor Mario Guarnacci, che lui stesso, ancora in vita, ideò e fece costruire. In una stanza attigua alla chiesa: gruppo di quattro figure, quasi al naturale, in terracotta smaltata a colori del volterrano Zaccaria Zacchi.

 
Particolare dell'affresco Strage degli Innocenti presente nella cappella della croce

Cappella della croce di Giorno. Costruita dai Tedecinghi nel 1315, la cappella, un'elegante costruzione, è formata da due crociere archiacute e un'abside tripartita. Nella parete e nei lunettoni Cenni di Francesco nel 1410 affrescò scene della vita della Vergine e di Cristo (celebre l'affresco con la strage degli Innocenti) e con le storie della vera croce, desunte dalla Leggenda aurea di Jacopo da Varazze. Sull'altare è una tela raffigurante la Crocifissione del pittore sangimignanese Vincenzo Tamagni.

 
 

San Giusto

Foto della grandiosa facciata della chiesa di San Giusto

Grandiosa chiesa, che sorge in cima ad un inclinato piano erboso, tra due filari di cipressi: fu iniziata nel 1627 in sostituzione dell'altra crollata inesorabilmente per l'avanzare delle Balze, dall'architetto fiorentino Giovanni Coccapani, eseguita dal volterrano Lodovico Incontri, fu consacrata nel 1775. All'interno sobria architettura ad un'unica navata sono da segnalare una tela di Cosimo Daddi, raffigurante La visita di Santa Elisabetta, una tela di Giandomenico Ferretti, eseguita nel 1743, con San Francesco Saverio che predica nelle Indie, una piccola tavola, parte centrale di un polittico di Neri di Bicci del XV sec., e nell'oratorio della Compagnia, l'affresco del volterrano Baldassarre Franceschini raffigurante Elia dormiente.

Lo Gnomone. Davanti all'ingresso dell'oratorio si trova un interessante orologio solare progettato dal volterrano Giovanni Inghirami nel 1801: la luce, penetrando da un foro gnomico praticato nella cupoletta di incrocio del transetto e proiettando il raggio solare su una linea meridiana di marmo bianco, segnata sul pavimento, indica per tutto il corso dell'anno le ore 12, e non ha mai sbagliato una volta!!

 
 

San Girolamo

Foto storica della chiesa di San Girolamo

Costruita su disegno di Michelozzo insieme all'annesso convento francescano nel 1445. La facciata è preceduta da una portico sui cui lati si trovano due cappelle contenenti due pale in terracotta invetriata di Giovanni delle Robbia: San Francesco consegna i Capitoli del Terzo Ordine a San Lodovico di Francia e a San Elisabetta di Ungheria e il Giudizio Universale (1501).
 
Nell'interno, restituito in parte alle sue linee originali, ai lati dell'altare maggiore due dipinti del XV sec.: L'annunciazione di Benvenuto di Giovanni, senese, e Madonna col Bambino e Santi di Domenico di Michelino. Nella cappella attigua: Immacolata Concezione di Santi di Tito. Le due statue di San Girolamo e di San Francesco, in terracotta smaltata, sono attribuite a Giovanni Gonmelli, detto il Cieco di Gambassi.

 
 

San Lino

Fatta edificare dal beato Raffalello Maffei nel luogo dove si dice che avesse la casa il pontefice San Lino è una struttura propria dei monasteri femminili ad un'unica navata con coro disposto sulla volta centrale ribassata.
Nell'interno sull'altare maggiore tavola raffigurante la Vergine e i Santi di Francesco Curradi; alle pareti laterali la Natività della Vergine di Cesare Dandini (prima metà XVII sec.) e la Visita di Sant'Elisabetta di Cosimo Daddi di cui sono pure le lunette lungo le pareti alla impostatura della volta (1619). A sinistra nel presbiterio monumento sepolcrale del beato Raffaello Maffei eseguito da Silvio Cosini da Fiesole nel 1522.

 

Sant'Alessandro

Consacrata, secondo la tradizione, da Papa Callisto II nel 1120, la chiesa, dall'architettura molto elementare, presenta una copertura a capanna del tipo a fienile e all'esterno è preceduta da un portico cinquecentesco. Nell'interno soffitto a capriate, ad una sola navata, conserva una croce dipinta su tavola sagomata del XII sec., di autore toscano, e due tavole raffiguranti Santa Attinia e Santa Greciniana di Cosimo Daddi. Nella parete destra dell'altare c'è un prezioso tabernacolo marmoreo del XV sec. inserito recentemente nell'arredo della chiesa.


 

La Badia Camaldolese

Foto della abbazia camaldolese

Considerato il protocenobio dei monaci camaldolesi, l'abbazia con l'annessa chiesa furono costruite nel 1030 vicino alla chiesa di San Giusto al Botro che conservava i corpi dei Santi Giusto e Clemente e che si inabissò nel secolo XVII per l'inarrestabile avanzare delle Balze. Centro di cultura e di arte, ospitò al suo interno, opere di scuola giottesca, del Ghirlandaio, del Botticelli, del De Witte, del Franceschini e del Mascagni, nonchè una biblioteca ricca di manoscritti e di incunaboli. Pur nello stato di generale abbandono si ammirano all'interno l'elegante chiostro cinquecentesco, attribuiti pur senza fondamento a Bartolomeo Ammannati e il refettorio monastico dove il Mascagni nel secolo XVI relaizzò un ciclo di affreschi raffiguranti storie della vita di San Giusto. Della chiese, rovinata nel 1895, rimane un'abside romanica e la massiccia torre campanaria di epoca medievale.